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Elea - Velia La tua guida in Cilento

Un gioiello nel Parco Nazionale del Cilento

Luoghi Elea - Velia
Un gioiello nel Parco Nazionale del Cilento

La fondazione dell’antica città di Elea Velia si deve ai Focei, abitanti della città di Focea in Asia Minore, verso il 540 a.C. Le città Greche d’Asia Minore nel VI sec. a.C.  furono interessate dagli attacchi dei persiani e così pure Focea i cui abitanti lasciarono la città e si diressero con le loro imbarcazioni verso Occidente; si fermarono ad Alalia, in Corsica, dove già era un loro emporio e qui si diedero al commercio e alla pirateria (molto praticata in antico) fino a provocare la reazione di Etruschi e Cartaginesi, lesi nei loro interessi commerciali, che sconfissero i Focei nella battaglia navale di Alalia. I superstiti con una ventina di navi ripararono a Reggio dove un cittadino di Poseidonia, interpretando un responso eracolare, indicò loro il sito dove avrebbero dovuto fondare la città (Erodoto). I Focei si insediarono sul promontorio e nella piccola valle a sud che ancora oggi porta il nome dell’antica città. Il primo nucleo abitativo si estendeva dall’acropoli alle pendici meridionali della città, fino all’insula seconda, protetto da una cinta muraria difensiva, dallo spessore ancora ridotto di 1,8 metri, che seguiva il crinale della collina. A pochi anni dalla fondazione, nel V sec. a.C., Velia era una città abbastanza florida, annoverava tra i suoi cittadini le illustri menti di Parmenide e Zenone che le diedero anche una legislazione. Il suo sistema difensivo, non limitato solo alla città ma esteso a tutto il territorio, le permise di tamponare con successo la pressione dei Lucani nel IV sec. a.C. nel periodo romano – repubblicano Velia fu alleata di Roma e la sostenne nelle sue guerre di conquista; nell’88 a.C. divenne Municipium, ospitò Bruto, che vi aveva una villa e Cicerone, durante il periodo della guerra civile. Nel periodo romano – imperiale Velia fu molto apprezzata come località di villeggiatura per il suo dolce clima; fu sede di un’antica scuola medica (vedi scheda). L’economia della città, comunque inizia ad accusare colpi sia per l’ulteriore insabbiamento dei porti, che per l’esclusione geografica dai grossi assi stradali. Nel Medioevo furono soprattutto abitate le parti alte della città, meglio difendibili e lontane da zone soggette all’impaludamento.

Prima di iniziare la descrizione delle rovine della antica città è bene dare un rapido sguardo al suo territorio (ulteriori approfondimenti nella apposita scheda). Il territorio che Velia controllava si estendeva alle spalle della città comprendendo, per ciò che riguarda l’orografia, l’area montuosa che va dal Massiccio del Monte Stella al Gelbison, spezzata dal corso del fiume Alento; per ciò che riguarda la costa, il golfo di Velia era chiuso a nord dal promontorio di Licosa e a sud dal promontorio di Palinuro. la situazione topografica dell’area scelta dai Focei per la fondazione della città era in antico diversa dall’attuale: il promontorio, che fu sede del primo abitato, si protendeva nel mare che lambiva a sud il quartiere meridionale; a nord sorgeva un altro quartiere della città, sul tratto costiero settentrionale sfociavano due fiumi, l’Alento e il Palistro, quest’ultimo che era un affluente dell’Alento, dovete forse essere sfruttato per la costruzione di un porto fluviale. La città aveva un sistema difensivo rappresentato da una cintura muraria ben congegnata: essa si snodava lungo il crinale della collina per arrivare a Castelluccio (torre di guardia che chiudeva le fortificazioni a nord) da dove vi discendeva per arrivare a Porta Marina sud, da qui risaliva verso Porta Rosa, lasciando così l’acropoli fuori le mura, a nord della cinta muraria , che segue il crinale del colle, si innesta un altro braccio di esse che scende fino a Porta Marina Nord e chiude, in tal modo, ilo quartiere settentrionale. Il promontorio faceva da divisorio ai due quartieri della città, il quartiere Sud e quello Nord, che comunicano tra loro tramite la via di Porta Rosa.

L’acropoli fu sede del primo impianto urbanistico della città; le abitazioni, di cui è rimasto solo lo zoccolo di pietra (l’alzata doveva essere in mattoni crudi e non si è conservata), disposte su terrazzi si aporono verso oriente su tracciati stradali con direzione nord-sud, sui quali si innestano stradine più piccole con direzione est-ovest; questo villaggio è costruito in tecnica poligonale, messa in opera molto accuratamente (poligonale lesbio), tecnica costruttiva tipica dell’Asia Minore. Alle spalle del villaggio si può notare un grosso muro di terrazzamento che si sovrappone alle case in poligonale, costruito verso il 480 a.C. e che rientra in una è prima sistemazione dell’acropoli; da questo momento il villaggio sull’acropoli non è più in funzione e comincia l’urbanizzazione delle parti basse della città. L’acropoli ospita da ora monumenti sacri e pubblici il grande tempio, sicuramente ionico, forse dedicato ad Atena, databile intorno al 480 a.C. che veniva ad obliterare monumenti sacri più antichi come potrebbero dimostrare i rinvenimenti di antefisse ioniche databili intorno al 530 a.C. e il bel muro in poligonale a spigoli vivi; al tempio si sovrappone la torre medievale di età angioina (XIII sec.) .

Al III secolo avanti cristo si data invece il teatro, addossate al muro di terrazzamento del tempio, di cui rimane l’analemma (muro portante) e tratti delle gradinate; ad esso fanno subito seguito, poco più a sud, i resti di un edificio rettangolare, che forse serviva a contenere offerte votive (tesauròs). L’accesso al santuario viene trasformato con la costruzione di una strada monumentale che, passando per una rampa sugli antichi terrazzamenti, raggiunge un propylon di ingresso al santuario maggiore. Dinanzi al grande muro di terrazzamento viene impiantata una stoà e un altro porticato veniva costruito ad ovest del tempio. Proseguendo verso est, passando vicino ad una cisterna romana, ci si incammina verso alcuni piazzali sacri costeggiati dalle mura che recingono la città. Sulla prima terrazza si notano i resti di un portico ad U, basamenti di stele, resti di un altare; una stele iscritta con dedica a Poseidon Asfaleiou (protettore) di IV sc. a.C., ci dice che questa terrazza era sacra a quel dio. Il tragitto, che arriva fino al Castelluccio, estrema fortificazione della cinta muraria, costeggia le mura che hanno avuto varie fasi costruttive: da una fase arcaica poligonale con alzate in mattoni crudi, si arriva alla sistemazione della cinta muraria che fu rafforzata nel IV sec. a.C. in opera quadrata con alzata in mattoni cotti e torrette a distanza regolare. Si passa così sopra Porta Rosa che dopo circa 400 metri si trova l’innesto delle mura che cingono il quartiere settentrionale, subito dopo ci si presenta davanti un grosso spazio preceduto dai resti di un tempietto in antis di tarda età ellenistica; l’area di circa 100 mq denominata volgarmente Ara Pagana, sostenuta da terrazzamenti e con un grosso altare (m. 25x7), serviva forse per adunate pubbliche di tipo religioso e politico. A circa 300 m. dall’Ara Pagana, continuando a seguire le mura che incorporano numerosi torri, è una poderosa fortificazione ( m. 27x10,80) denominata Castelluccio, estremo punto difensivo dove si raccordano i due bracci delle mura, quelle del crinale e quelle che scendono verso sud, che raggiungevano il mare. Seguendo le mura, interrotte in qualche tratto, si arriva al quartiere meridionale ben fortificato. Le poderose fortificazioni erano costruite in grossi blocchi di arenaria con lavorazione in bugnato, in esse si apriva una porta, Porta Marina Sud, che spezza il loro andamento. L’impianto della porta rissale al V sec. a.C. ed ha avuto vari rifacimenti. Il quartiere meridionale, il più esteso della città rientra nelle trasformazioni urbanistiche della prima metà del V sec. a.C. La città, come dimostrano anche gli scavi in loc. Vignale, viene organizzata con un sistema ortogonale di strade e case con la classica suddivisione “per strigas”, caratterizzata da strade parallele larghe metri 4, 40; ogni insula misurava metri 37,35 mentre la larghezza di una unità abitativa era di m. 15,50 e risultava dalla divisione dell’insula in due parti uguali, ogni lotto misurava quindi m. 17, 50 x 16, 50.

Alla fine del IV sec. a.C. l’area meridionale fu forse interessata da fenomeni alluvionali e accolse abitazione ed edifici pubblici. Il rinnovo monumentale dell’impianto urbano della fine del IV sec. a. C. vede la città bassa inglobata tra i quartieri urbani; la nuova sistemazione del vecchio quartiere meridionale evidenzia una diversità di orientamento rispetto all’impianto urbanistico dei quartieri di loc. Vignale.  Entrando da Porta Marina Sud, preceduta da un muro in c.d. tecnica velina, abbiamo sulla sinistra l’insula prima che ospita varie abitazioni con ambienti disposti intorno ad un cortile fornito di impluvio e pozzo. Sulla destra di Porta Marina Sud si trova l’insula II che pure dal III sec a.C. al I a.C. ospitò delle abitazioni; nel I sec. a.C. le abitazioni cedettero il posto ad un complesso di edifici costituito da un criptoportico ad U e da un triportico, con colonnato su tre lati e scalinata di accesso; il triportico è del II sec. d.C. Nel complesso si può riconoscere un caesareum, edificio cioè adibito al culto dell’Imperatore. Sulla sinistra si imbocca la via del pozzo sacro costeggiata da un edificio termale probabilmente del II sec. d. C. con all’interno un bel mosaico a tasselli bianchi e neri; si giunge così al pozzo sacro, costruito in tecnica velina e risalente al III sec. a.C.; esso raccoglie offerte votive ed era forse dedicato ad Eros, come potrebbero indicare le lettere EP incise sulla roccia retrostante.   

Tornando indietro si imbocca la strada a sinistra, è la strada che ci condurrà a Porta Rosa, detta appunto via di Porta Rosa, forse l’antica via del nume menzionata in un frammento dell’opera di Parmenide, la cui pavimentazione è in blocchetti di calcare posti di taglio.  Proseguendo per questa strada sulla destra si nota una struttura tutta ricoperta internamente di cocciopesto, una vasca per l’alimentazione idrica delle terme; più o meno di fronte, sulla sinistra, vi sono i resti di due torri poste a 25 metri l’una dall’altra che appartenevano alle antiche mura di recinzione della città, a fianco della seconda torre si apre una porta che immetteva su una strada che conduceva all’acropoli; al di la porta vi sono i resti di un quartiere di età ellenistica. Continuando per la via di Porta Rosa, sulla destra notiamo un grande spiazzo identificato, con i primi scavi, come Agorà, il cui impianto risale al V sec. a. C.  rifatto più completamente nel III sec. a.C.; è comunque probabile che tale complesso monumentale, con alle spalle botteghe precedute da portici su tre lati, sia uno spiazzo a fontane, alimentate da abbondanti sorgenti. Più in alto, a sinistra, si nota una fonte incastrata nelle mura di terrazzamento e ricoperta in antico da un tetto a doppio spiovente e che risale nel suo primo impianto al VI sec. a.C. Sulla destra di via Porta Rosa si possono notare i resti di un impianto termale di età ellenistica risalente ai primi decenni del III sec. a.C. alimentato da una sorgente molto ricca, rappresenta uno degli esempi più antichi di impianti termali ellenistici di Magna Grecia; dispone di un impianto ad ipocausto che serviva a mantenere calda la temperatura dell’acqua e di un secondo praefurnium nello stesso vano della caldaia; la decorazione all’interno era a mosaico.

Ripresa la ripida salita di via Porta Rosa, all’improvviso, dopo la curva ci appare l’arco monumentale di Porta Rosa preceduto da Porta Arcaica; l’impianto di “Porta Arcaica” fatto risalire nei primi scavi, al VI sec. a.C. secondo studi più recente è contemporaneo a Porta Rosa; vera e propria porta, chiudeva in funzione del quartiere meridionale; è forse questa la porta menzionata da Parmenide, nel suo poema, attraversata dalla via del nume, alle spalle di porta arcaica è l’arco monumentale di Porta Rosa; preceduta da muri di terrazzamento in opera isodoma, Porta Rosa, sistemazione monumentale della gola entro cui viene impiantato questo arco greco, presenta una volta a tutto sesto con conci radiali, sormontata da un arco di scarico; tale monumento , proporzionato in tutte le sue parti, è datato al IV sec. a.C. ed è opera unica in tutta la Magna Grecia.

Da Porta Rosa la strada dirige verso il quartiere settentrionale, ancora poco esplorato, circondato da mura che lo chiudono a nord con una porta detta Porta Marina Nord. Questo quartiere da quanto traspare da alcuni dati archeologici, fu abbandonato verso il III sec. a.C. altri resti archeologici sono del I sec. d.C. In contrada Vasalia sono i cospicui resti di una fornace del III sec. a.C. e poco lontani da essi i resti di alcuni locali per la decantazione dell’argilla e l’essiccamento dei mattoni; a una cinquantina di metri di distanza i resti di una casa privata forse del IV sec. a.C.  Velia fu sede, dal V sec. a.C. della famosa scuola filosofica eleatica che, nata sulla scia del pensiero di Senofone di Colofone, diede continuità alla filosofia naturalistica ionica con i suoi più illustri rappresentanti Parmenide e Zenone.

Parmenide di Elea fu anche legislatore, il Corpus delle sue leggi rifletteva l’idea di uno Stato conservatore ed oligarchico; Strabone racconta che fu il “buon governo” di Parmenide e, in seguito di Zenone, a consentire, a velia di resistere, più tardi, ai Lucani e ai Poseidoniati, pure essendo inferiore per territorio e per numero di abitanti.

Importanza fondamentale per la cultura eleatica rivestì la scuola medica collegata alla scuola filosofica parmenidea.

The foundation of the ancient city of Elea Velia is due to the Focei, inhabitants of the city of Phocaea in Asia Minor, around 540 BC. The Greek cities of Asia Minor in the 6th century B.C. they were affected by the attacks of the Persians and also Focea whose inhabitants left the city and headed with their boats towards the West; they stopped in Alalia, in Corsica, where they already had their emporium, and here they turned to trade and piracy (widely practiced in ancient times) to the point of provoking the reaction of the Etruscans and Carthaginians, who were injured in their commercial interests, who defeated the Focei in the Alalia's naval battle. The survivors with about twenty ships repaired to Reggio where a citizen of Poseidonia, interpreting a response eracolare, indicated them the site where they should have founded the city (Herodotus). The Focei settled on the promontory and in the small valley to the south that still bears the name of the ancient city. The first inhabited nucleus extended from the acropolis to the southern slopes of the city, up to the second insula, protected by defensive walls, with a still reduced thickness of 1.8 meters, which followed the ridge of the hill. A few years after its foundation, in the 5th century a.C., Velia was a fairly prosperous city, counting among its citizens the illustrious minds of Parmenides and Zeno which also gave it legislation. Its defensive system, not limited only to the city but extended to the whole territory, allowed it to successfully buffer the pressure of the Lucanians in the 4th century. B.C. in the Roman period - Republican Velia was an ally of Rome and supported her in her wars of conquest; in 88 BC became Municipium, hosted Brutus, who had a villa there and Cicero, during the period of the civil war. In the Roman-imperial period Velia was much appreciated as a holiday resort for its mild climate; it was the site of an ancient medical school (see sheet). The economy of the city, however, is beginning to suffer blows both for the further cover-up of the ports, and for the geographical exclusion from the major roads. In the Middle Ages the upper parts of the city were inhabited, better defensible and far from areas subject to swamping.

Before beginning the description of the ruins of the ancient city it is good to give a quick glance at its territory (further details in the appropriate tab). The territory that Velia controlled extended behind the city, including, as far as the orography is concerned, the mountainous area that goes from the Massif of the Monte Stella to the Gelbison, broken by the course of the river Alento; as for the coast, the Gulf of Velia was closed to the north by the promontory of Licosa and to the south by the promontory of Palinuro. the topographical situation of the area chosen by the Foceis for the foundation of the city was different in ancient times than the present one: the promontory, which was the site of the first settlement, stretched out into the sea that lapped south of the southern quarter; to the north there was another district of the city, on the northern coastal stretch they flowed into two rivers, the Alento and the Palistro, the latter which was a tributary of the Alento, you must perhaps beexploited for the construction of a river port. The city had a defensive system represented by a well-designed wall belt: it wound along the ridge of the hill to reach Castelluccio (watchtower that closed the northern fortifications) from where it descended to arrive at Porta Marina sud, from here it went up towards Porta Rosa, leaving the acropolis outside the walls, to the north of the walls, which follows the crest of the hill, another arm of them joins that goes down to Porta Marina Nord and closes, in this way, the neighborhood Northern. The promontory served as a divider to the two quarters of the city, the South and North districts, which communicate with each other via the Via di Porta Rosa.

The acropolis was the site of the city's first urban layout; the dwellings, of which only the stone plinth has remained (the riser had to have been made of raw bricks and has not been preserved), arranged on terraces, open towards the east on north-south roads, onto which more narrow streets are grafted small with east-west direction; this village is built in polygonal technique, very carefully set up (polygonal lesbio), a construction technique typical of Asia Minor. Behind the village you can see a large terracing wall that overlaps the polygonal houses, built around 480 BC. and which is part of a first arrangement of the acropolis; from this moment the village on the acropolis is no longer in operation and the urbanization of the lower parts of the city begins. The acropolis now houses sacred and public monuments of the great temple, certainly Ionic, perhaps dedicated to Athena, dating back to around 480 BC who came to obliterate the oldest sacred monuments as the findings of Ionic antefixes dating from around 530 BC could prove. and the beautiful polygonal wall with sharp edges; the medieval tower of the Angevin age (13th century) overlaps the temple.

On the other hand, in the 3rd century BC, the theater was set against the terracing wall of the temple, of which the analmma remains (bearing wall) and stretches of the steps; the remains of a rectangular building, which perhaps served to contain votive offerings (tesauròs), immediately followed it to the south. Access to the sanctuary is transformed with the construction of a monumental road that, passing through a ramp on the ancient terraces, reaches a propylon entrance to the main sanctuary. In front of the large terracing wall a stoà is implanted and another portico was built to the west of the temple. Continuing eastwards, passing near a Roman cistern, we set off towards some sacred squares bordered by the walls that enclose the city. On the first terrace you can see the remains of a U-shaped portico, bases of steles, remains of an altar; a stele inscribed with a dedication to Poseidon Asfaleiou (protector) of IV sc. BC, tells us that this terrace was sacred to that god. The route, which reaches Castelluccio, an extreme fortification of the walls, runs along the walls that have had various construction phases: from an archaic polygonal phase with raised bricks, we arrive at the arrangement of the walls that was strengthened in the 4th century. B.C. in square work with raised in baked bricks and turrets at a regular distance. We then pass over Porta Rosa that after about 400 meters is the graft of the walls that surround the northern quarter, immediately afterwards there is a large space in front of it, preceded by the remains of a temple in antis of the late Hellenistic age; the area of ​​about 100 square meters commonly called Ara Pagana, supported by terraces and with a large altar (m. 25x7), served perhaps for religious and political public gatherings. At about 300 m. from the Pagan altar, continuing to follow the walls that incorporate numerous towers, is a mighty fortification (m. 27x10,80) called Castelluccio, an extreme defensive point where the two arms of the walls are connected those of the ridge and those that descend towards the south, which reached the sea. Following the walls, interrupted in some parts, we arrive at the well-fortified southern quarter. The mighty fortifications were built in large blocks of sandstone with ashlar work, in them opened a door, Porta Marina Sud, which breaks their course. The door system dates back to the 5th century. B.C. and has had various remakes. The southern quarter, the largest in the city, is part of the urban transformation of the first half of the 5th century. B.C. The city, as the excavations in loc. Vignale, is organized with an orthogonal system of streets and houses with the classic subdivision "by strigas", characterized by parallel streets 4 and 40 meters wide; each insula measured 37.35 meters while the width of a housing unit was m. 15.50 and resulted from the division of the insula into two equal parts, each lot measured therefore m. 17, 50 x 16, 50.

At the end of the 4th century B.C. the southern area was perhaps affected by floods and received housing and public buildings. The monumental renewal of the urban layout of the end of the 4th century to. C. sees the lower city incorporated among the urban quarters; the new arrangement of the old southern quarter shows a diversity of orientation with respect to the urban layout of the districts of loc. Vignale. Entering from Porta Marina Sud, preceded by a wall in c.d. velina technique, we have on the left the first insula that houses various houses with rooms arranged around a courtyard equipped with watershed and well. On the right of Porta Marina Sud there is the insula II which also from the III century BC to the I BC hosted homes; in the first century B.C. the houses gave way to a complex of buildings consisting of a U-shaped cryptoporticus and a triporticus, with a colonnade on three sides and an access stairway; the triportico is of the II sec. A.D. In the complex one can recognize a caesareum, that is a building used for the cult of the Emperor. On the left, take the street of the sacred well bordered by a thermal building probably from the 2nd century. d. C. with a beautiful mosaic of black and white tiles inside; this leads to the sacred well, built in velina technique and dating back to the III century. B.C.; it collects votive offerings and was perhaps dedicated to Eros, as the letters EP engraved on the rock behind could indicate.

Going back, take the road on the left, it is the road that will lead us to Porta Rosa, called via di Porta Rosa, perhaps the ancient via del nume mentioned in a fragment of the work of Parmenides, whose pavement is in blocks of limestone cutting places. Continuing along this road on the right there is a structure completely covered internally with cocciopesto, a tank for the thermal water supply; more or less in front, on the left, there are the remains of two towers placed 25 meters from each other that belonged to the ancient walls of the city, next to the second tower there is a door that led to a street which led to the acropolis; beyond the door there are the remains of a neighborhood from the Hellenistic period. Continuing along via di Porta Rosa, on the right we see a large clearing identified, with the first excavations, as Agorà, whose plant dates back to the 5th century. to. C. more completely redone in the III century B.C.; it is however probable that this monumental complex, with shops behind it preceded by porticoes on three sides, is a clearing with fountains, fed by abundant springs. Higher up, on the left, there is a source embedded in the terracing walls and covered in ancient by a double-pitched roof that dates back to its first layout in the 6th century. B.C. On the right of via Porta Rosa you can see the remains of a thermal plant from the Hellenistic period dating back to the first decades of the III century. B.C. powered by a very rich spring, it represents one of the oldest examples of Hellenistic thermal plants of Magna Grecia; has a hypocaust system that served to keep the water temperature warm and a second praefurnium in the same compartment as the boiler; the interior decoration was a mosaic.

Resuming the steep ascent of Via Porta Rosa, suddenly, after the curve there appears the monumental arch of Porta Rosa preceded by Porta Arcaica; the plant of "Porta Arcaica" traced in the first excavations, to the VI century. B.C. according to more recent studies, it is contemporary with Porta Rosa; real door, it closed according to the southern quarter; this is perhaps the door mentioned by Parmenides, in his poem, crossed by the street of the nume, behind the archaic door is the monumental arch of Porta Rosa; preceded by isodomic terracing walls, Porta Rosa, monumental arrangement of the gorge within which this Greek arch is implanted, has a rounded arch with radial ashlars, surmounted by a discharge arch; this monument, proportioned in all its parts, is dated to the fourth century. B.C. and it is a unique work in all the Magna Graecia.

From Porta Rosa the road heads towards the northern district, still little explored, surrounded by walls that close it to the north with a door called Porta Marina Nord. This neighborhood from what emerges from some archaeological data, was abandoned around the III century. B.C. other archaeological remains are from the 1st century A.D. In Contrada Vasalia are the conspicuous remains of a III century furnace B.C. and not far from them the remains of some rooms for the decantation of the clay and the drying of the bricks; about fifty meters away the remains of a private house perhaps from the 4th century. B.C. Velia was the seat, from the 5th century. B.C. of the famous Eleatic philosophical school which, following the thought of Senofone di Colofone, gave continuity to the Ionic naturalistic philosophy with its most illustrious representatives Parmenides and Zeno.

Parmenides of Elea was also a legislator, the Corpus of his laws reflected the idea of ​​a conservative and oligarchic state; Strabone tells that it was the "good government" of Parmenides and, later on of Zeno, to allow, to velia to resist, later, to the Lucani and to the Poseidoniati, also being inferior for territory and for number of inhabitants.

The medical school connected to the Parmenidea philosophical school played a fundamental role in Eleatic culture.

Velia  à été  fondée par les Phocéennes d’Asie Mineure vers 535 avant J.C.

Ils venaient des cotes anatoliennes , de Phocée  qui commerçait activement  sur les routes maritimes de la mer Méditerranée . Assiégés  par les Perses , les Phocéennes embarquèrent  une nuit, les femmes, les enfants, des vivres etc. sur leurs vaisseaux et abandonnèrent leur ville, jurant de ne jamais plus revenir dans leur patrie  perdue pour ne pas devoir se soumettre aux perses. La moitié de la population , pleine de nostalgie pour la terre natale , revint à Phocée tandis que les autres , continuèrent  leur voyage à la recherche  d’une nouvelle  patrie. Quelqu’un s’ arrêta à Massalia (Marseille) d’autres  débarquèrent à Alaria ( en Corse) où ils restaient 5 ans . Ils étaient  des commerçants entreprenants  et les étrusques et les carthaginois étaient préoccupés  par leur voisinage. Les ennemies affrontaient les Phocéens dans une bataille où ce derniers grâce à la rapidité de leurs vaisseaux et à leur habilité de marins battirent les ennemies en restant avec vingt navires seulement. Après cette bataille ils s’embarquèrent une autre fois vers Rhegion et après vers la terre des oenotriens  où ils fondèrent leur nouvelle patrie .Velia.

La vie de Velia fut dès sa fondation étroitement liée à la mer et aux trafics maritimes. Velia ne fut jamais occupée par les populations de  l’intérieur , comme par exemple  les lucaniens ( qui au contraire avaient occupé Posidonie ), soit grâce à l’accès  difficile du lieu , à l’ efficacité du system défensive et soit à la prudente politique  et à la présence  de personnages importants comme Parménide ,Zénon,  Cicéron ,Bruto etc. . en 387 avant J.C. V. faisait partie de la lègue  italiote  qui luttait  contre le tyran de Syracuse Denys 1er . V. fournit des navires durant les 2 guerres puniques à Rome . En 88 avant J.C. devint municipe romaine ,  a conservée tradition et culture  grecque  même pendant la période romaine ., s y développa une école de médecine . cependant  après le tremblement de terre de 62 après J.C. et la création des nouvelles voies terrestres entre Rome e t L’Apulie  la ville commençait à décliner.

A l’époque byzantine , on ne savait plus rien de la ville grecque et romain  non plus .

La région était devenue marécageuse et malarique , fut abandonnée et seulement à partir du Moyen Age , la colline  ,où il y a  maintenant la tour angevines,  fut  habitée  de nouveau  avec le nom de  « Castellammare della Bruca ». On savait de l’existence de V. mais on ne savait pas où elle était . Les premières études commencèrent en 1882 avec Lenormand , le premières fouilles avec Maiuri en 1927 et puis ( en citant seulement les plus importants ) M.Napoli, Krizinger , Greco .

La ville se divise en 3 zones:

1 l’ Acropole : perchée à l’extrémité  du promontoire , entouré par la mer sur trois cotés, que domine aujourd’hui  le château de Sanseverino , fait partie d’un complexe sacre où il y avait entre autre  un temple dédié à la déesse Athéna .

2 le quartier septentrional : situé au nord, de l’autre coté de la colline . A été peu fouillé ( là il y a porte marine nord).

3  le quartier méridional : le plus grand et le principal quartier de la ville.

Les principaux moments de la vie de la cité sont 4:

1er de la fondation  jusqu’au IVème siècle avant J.C.

2nd  du début du IIIème siècle avant J.C. jusqu’au 62 après J.C.

3ème du 62 jusqu’au V ème

4ème du V ème jusqu’au IX ème

Ces 4 périodes ont été déterminés  par des événements importants . D’ abord par une forte alluvion au 300 avant J.C. qui recouvrit presque toute la ville. Puis par un outre cataclysme vers le milieu du 1er siècle après J.C.

On y va….

Devant nous , nous trouvons un haut mur construit  en gros blocs, traité avec un léger bossage, qui repose sur un outre grand mur formé de blocs bien joints et lisses . Le mur inferieur  date du Vème siècle avant J.C. ; il s’agit d’un mole extérieur  construit en mer ( le mur a plus de 4 mètres de profondeur ). La tour qu’ont voit , datée  de la fin du VIème siècle avant J.C. devait être un phare.

On passe par l’ancien cimetière  romain  et on rentre de Porte Marine  sud : cette partie de la ville c’était l’ancien  port. Seulement après la première alluvion du IIIème siècle cette partie devint résidentiel  . En la traversant nous pouvons voir des hautes trottoirs et des très différents techniques de construction  à gauche et à droite:

Technique typique de Velia  - il s’agit de pierres disposés de profil et horizontalement , alternés avec des blocs de calcaire . Le mur  est posé sur une couche de terre meleé à des tessons..

La rue grecque - se caractérise de gros blocs calcaires placés de profil . Celle qui monte vers l’acropole de plus, à les blocs inclinées de façon  de permettre au promeneur de grimper , d’avoir une meilleure prise . Elle est bordée par des cuvettes destinées à recueillir  l’eau de pluie . Cette rue mesure 4,70 mètres  de largeur , elle est pavée de gros blocs et de traverses qui coupent la chaussée. Ils forment des grands cadres de différents dimensions .

Les moellons Vélines - avec la marque delta-ETA et epsilon-delta-ETA de forme ou carrée ( palm ides) ou bien rectangulaire ( semilater). Sont faites en argile locale et caractérisés par la présence de deux marques imprimées l’une peut changer c’est la marque du fabricant , l’autre est formée par les lettres delta-ETA  ou delta-êta-mi qui indique le contrôle de l’état . On a trouvé beaucoup de fours  à Velia .

C’est évident que  les constructions ont été modifiées dans les années  en utilisant différents techniques et matérielles.

Sur le trottoir à droite il y à le Cryptoportique: il y à un couloir sur trois cotés , on monte à l’étage supérieur dans un jardin suspendu  où on à trouvé les vestiges d‘un four byzantin où l‘on brulait les marbres antiques pou obtenir la chaux . Il s’agit peut être  d’une palestre . Ici à été découvert un nombre considérable  de sculptures ( une série de  portraits impériaux  de la famille Julio-claudienne , une tête  féminine couronnée de tours , symbole de velia , deux statues acéphales et des sculptures représentant des médecins vélins.

En sortant du C. on va a gauche vers le puits sacré:  est un bothros , un grand fossé artificial destiné à recueillir les dons votifs . Il à presque 8 mètres de profondeur et était remplis d’objets votifs comme monnaies , statuettes en terre cuit etc . il remonte au IIIème siècle ,était probablement dédié à Eros , puisque sur le rocher ont été trouvées les lettres epsilon et rho (ER-EP).

On suit la rue grecque qui monte et on trouve à gauche les thermes : datés de la première moitié du IInd siècle avant J.C. ils ont connu des réfections et ont été agrandis au IIIème siècle après J.C. ont été découvertes pendant les fouilles du 1972.

Ce sont ornées d’une mosaïque représentant des dauphins et de chevaux marins.

On continue encore vers L’Agora : ce qui reste est daté à la période peu après l’alluvion du IIIème siècle avant J.C. c’était un marché  ou un lieu de rencontre politique et social  ou encore mieux ( selon des derniers fouilles , un grand monument hydraulique dédié  ou Dieu Asclépios . Au dessus de l’Agora on à trouvé des outres thermes mais de la période hellénistique .

En continuant vers la rue grecque , on s’arrête devant un spectacle : la porte archaïque et la porte Rose .

La Porte Archaïque : remonte à la fin du IVème siècle avant J.C., fut construite lorsque les Phocéens se sont installes sur les pentes méridionales de la colline pour y fonder leur nouvelle patrie  en marquant la limite entre les deux quartiers. C’Était une porte, et nous pouvons le voir par la trace des battants ( fermer les gorges étroites avec des portes faisait  partie du system défensive  grec ) . Parménide , le philosophe grec , parlait de cette porte dans son travail «  le prélude à la Nature « .

Au dos de cette porte apparait la Porte Rose Larc en plein cintre) est le  plus grandiose monument civil grec que nous connaissons en Grande-Grèce . Remonte au IVème siècle avant J.C. à été découvert  l’8 Mars  1964 par Mario Napoli . La pierre utilisée est le tuf , qui est très facile a couper . Dans le premier arc ( le plus ancien) on à onze blocs, le VIème est  la clef de voute . L’ arc de décharge  fut construit après . Cet œuvre était en réalité  un viaduc et jamais utilisée comme porte . ( sa  perfection : dans l ‘ espace de la porte s’inscrivent deux circonférences l’une au dessus de l’autre et tangentes entre elles , ayant pour diamètres  la longer de la porte. Nous prenons la route pour l’Acropole  et à un certain point reconnaissons les vestiges de la Fontaine sacrée : elle était dédiée à la nymphe Yale , la racine du nom de la ville grecque et romain vient d’elle. Avant d ’arriver à l ’Acropole, on voit une première terrasse couverte de petites constructions en appareil polygonal.  le village polygonal – lesbien  (blocs de  rès poly onaux) typique d’Asie Mineur est peut être le premier emplacement  de la ville au moment de la fondation.

Dans la partie haute de l’Acropole, nous retrouvons la principale zone sacrée de la ville. Il y a le théâtre découvert en 1972, la chapelle que fut construite au XIème siècle et que aujourd’hui  ho spite un petit musée  où on voit dans l’abside le portrait de Parménide , une collection d’ inscriptions soit grec que romain .

Le baisement d’un Temple probablement dédié à Athéna construit sur un mur plus ancien .

Autour des vestiges du temple se dressent ceux du Vieux Château  édifié avec les pierres et les moellons récupérés dans l’antique cité d ‘origine angevin.

Fue fundada en el si lo VI  a. c. por los focenses de Asia Menor. La meyor fuente clasica de informaciones sobre Velia esta costituida por la  “geografia “ de Estrabon , autor  griego que viviò en la epoca de A gusto y de Tiberio .Estrabon afirma que despues de la caida de Focea en manos de los Perses, los Hombres embarcaron a todos sus familiares, navegaron hacia Occidente  a la busqueda de una nueva patria.

Una parte de los Foceos se dirigiò  a Massalia , ya florente colonia Focea,otra parte se dirigiò en Alelia donde tambien tenian una colonia. La presencia de los Foceos allì (como eran marineros y commerciantes ) constituia una seria amenaza para los Cartagineses y los Etruscos  que atacaron la flota Focea  frente a la misma Alalia.

 GRacias a sus veloces embarcaciones , los Foceos salieron  ganadores  puesto que solo veinte de los seisenta navios volvieron a su puerto. Los Foceos tomaron de nuevo el camino del mar. Se pararon a Reghion  y despues salieron otra vez desembarcandose en un promontorio de Enotria donde fundaron Elea/Velia (tienen raices comunes) y a donde jà estaba una aldea enotria o foceas anterior .  Gracias a la feliz posicion  geografica , a la habilitad de los marineros  en el commercio , a la politica  de ciudadanos ilustres como Parmenide y Zenone , a la eficiencia de sus sistemas de defensa, Velia no cayò nunca en manos de los Lucanos. Durante las  guerras punicas apostò por Roma. En el 88 a. c. la ciudad pasò a ser Municipio Romano. Bruto puso aqui su base durante la  guerra civil contra Marco Antonio y Octaviano , Ciceron se habia unido aqui a Bruto. Ciceron mismo habla de Velia como de una ciudad todavia   griega por cultura, tradicion y lengua . en Velia fue activa y floreciente una escuela de Medicina  cuya fondacion remontaba a las ensenansas de Parmenide.

Parmenide   contrapuso la derida a la oparencia. Zenon  fue el primero en haber admitido la division al infinito del espacio y del tiempo. Jenòfanes  fue el primero en sostener la unidad del ser divino en contraposicion a las concepciones politeistas predominantes  en la cultura contemporanea. El decaimiento economico de la ciudad empezò lentamente despues el terremoto de el 62 d. c. ; fue determinado sobre todo por 2 factores : la realizacion de nuevas vias de commercio a traves de el Adriatico y la progressiva inutilidad de sus puertos  debido a procesos de entierramiento. La ciudad se redujoen los ultimos si los de el imperio a las modestas dimensiones de una aldea de pescadores que sobreviviò hasta el si lo IX cuando tambien los ultimos habitantes la abandonaron para huir del paludismo y de la incursiones de los piratas . solo la colina fue habitada hasta el 1500.

La ciudad es articulada en tres nucleos : el barrio meridional , primero puerto y despues teniò caracter de centro politico y residential ; el barrio septentrional , mas pequeno y separado del primero por la colina en cuya pendiente se extendian las murallas , habia funcion de puerto fluvial , en la desembocadura del Alento; el Acropolis que se levantaba en la punta extrema del promontorio circundado anti guamente  por el mar en los tres lados y a donde fue edificado un  randioso templo jonico , consagrado a Atenea.

Las murallas defensivas de la ciudad comienzen desde la Acropolis y corren a lo largo de la cresta  de la colina, alcazando un descampado sacro donde ademas de los restos de un altar y los cimento fue hallada una estela con iscripcion dedicatoria  a Poseidon, Dios del mar y protector de los marineros; el circuito de las muraillas continua hasta Castelluccio bajando hacia el barrio meridional .

El barrio meridional

La muralla a la izquierda , constituida por bloques con protuberancia  ( muro almohadillado) se appoya sobre otro inferior, constituido por bloques muy bien enlazados y lisos; este ultimo es el mas antiguo del siglo V a.c. y es un muelle (en esa epoca el mar alcanzaba puerta marina sur). El muro almohadillado fue construido sobre hacia el 300 a.c. quando el area a sus espanda fue enterrado a consecuencia de prime gran hecho aluvional de la historia de Velia. A la derecha vemos una pequena torre que se apoya sobre un arrecife que quizas desarrollaba las funzione de faro.

Despues de los recintos funerarios de epoca romana , llegamos a Puerta Marina Sur .aparesen evidentes en esta puerta las senales de las traversias y trasformaciones que tuvo que soportar en tiempos posteriores : ante todo , la torre que flanquea la puerta presenta en las hileras mas bajas ( mas antiguas)una tecnica de construccion  y un tipo de piedra distintos de la hileras superiores. El muro de la izquierda  frente a la puerta, està construido con una tecnica especial con sillares colocados de corte y piedras calcareas labradas (tecnica Velina),este muro se apoya sobre una estratificacion mas antigua antes de la inundacion del 300 a.c.

A la derecha el criptoportico. A su comienzo notamos una colleccion de ladrillos velinos : este tipo de ladrillo constituye un unicum y es peculiar de Velia. Despues de las inondaciones potenciaron las fabricas de ladrillos velinos. Estos ladrillos muy pesados , hechos de arcilla del lugar , tiene una de las caras acanaladas y llevan una doble marca : una variable, es la contra sena de la fabrica , la otra formada por las letras delta-eta o delta-eta-mi (es decir pueblo , estado)indica que las fabricas de estos ladrillos estaban controladas por el Estado. En el criptoportico hay un jardin pensil en el centro y delante una serie de habitaciones alrededor de un rellano empotrado. En el si dicho  gimnasio, fechado siglo I a.c. y despues retocado , han hallados numerosas esculturas (retrato de Parmenides,una estatua de Esculapio,una cabeza acastillada simbolo de la ciudad de Velia etc).

El. Pozo sacro es un bothros  griego profundo ocho metros mas o menos, es un foso artificial donde se echaban las ofrendas votivas. Entre ellas se han tambien hallado monedas y fra mentos de ceramica con letras epsilon-rho  grabadas ( tambien en la roca cerca del pozo habian el mismo  rafitos poe esto han supuesto que este pozo fue dedicado a Eros o Ermes).

Las termas (I a.c. )han un magnifico dibujo marino con delfin y triton en el frigidarium donde habia la banera con el agua fria. Volviendo  a la via de Puerta Rosa y recorriendo la cuesta arriba hasta encontrar , a la derecha, la explanade del Agora ( en las antiguas ciudad  griegas era la plaza publica , era lugar de encuentro de ciudadanos de todas la profesiones, vendian produco exponian sus manufacturas etc). la plaza rodeada de porticos y con columnas y tambien agujeros para insertar los bancos de venta en los dias de mercado .Fue modificado despues de la inondacion de 300 a.c. y tambien del terremoto del 62 d.c. . Segundo otros no fue un agorà pero un templo dedicado a Esculapio o simplemente un templo lleno de agua viva. Esta calle tiene casi cinco metros de ancho y està flanqueada por cunetta para el desague  de las lluvias ; el pavimento es el tipico de las calles  griegas , con bloques inclinados para facilitar el recorrido en subida . Los  gruesos bloques que forman unos recuadros en el adoquinado , servian a tener los bloques inclinados en caso de caida terreno (peligro de desprendimientos).

La puerta Arcaica fue construda a finales del siglo VI a.c. en un punto bastante estrecho de la garganta natural : la puerta empotrada entre dos trozos de muralla , cerrava hacia el sur , como atestiguan las muescas para la introduccion de los  goznes  visibile en el suelo y el diente de las hojas de la puerta.

La puerta Rosa fue descubierta el 8 de Marzo 1964 para Mario Napoli. Este descubrimiento constituye hasta hoy el mas relevante hallaz o  arqueologico  de Velia. Es el arco griego mas antiguo (IV a.c.)que ha llegado hasta nosotro  en perfecto estado de conservacion . Suya  funcion principal debia ser de viaducto que unia  las dos partes de la colina , formando tambien obra de contencion de las paredes de la garganta en el punto en que esta era mas estrecha. Este arco esta construido con sillares radiales sin argamasa ; la piedra es tufo compacto. Las hileras son once , por lo qual el  bloque sexto es el trompillon. Al final del siglo IV fue completamente cerrada que se revelò demasiado peligrosa debido a la amenaza de desmonoramientos. Quedò la funcion de viaducto.

Villagio  in Poligonale  poblado arcaico con habitaciones de construccion poligonal de la segunda mitad del siglo VI ha sido el primero nucleo de Velia.

Teatro siglo VI tambien sufriò succecivos cambios en la epoca romana .

Templo de Atenea  (480 a.c.)de estilo jonico se conservan los restos del estereobato y de los muros de la cela. La zona del noroeste del templo fue englobada en la realizaccion de la  torre  medieval.

Torre de los Sanseverinos Realizada en epocas y fases distintas con pietra y ladrillos de Velia . Una primera fortificacion en este punto debia ya existir alrededor de los siglos IX-X para el control del puerto fluvial en la desembocadura del rio Alento. La torre es angevina y la fortificacion exterior aragonesa.

Die Gründung von Velia um 540 v.Chr. geht auf die aus Kleinasien stammenden Bewohner von Phokaia in Kleinasien zurück. Ihre Stadt war von Persern angegriffen worden, und ihnen blieb nur die Flucht über den Meer nach Korsika. Hier siedelten sie sich in Alalia an, eine ehemals von ihnen gegründete Kolonie, und widmeten sich dem Handel, wobei sie mit den wirtschaftlichen Interessen von Etruskern und Karthagern in Konflikt gerieten. Letztere schlossen sich zu einer Koalition zusammen, und es kam zur Seeschlacht von Alalia, aus der die Griechen, zwar mit schweren Verlusten, jedoch siegreich hervorgingen. Die Überlebenden brachen mit den verbliebenen Schiffen auf und machten sich auf den Weg nach Süden. In Rhegion (heute: Reggio Calabria)  trafen sie auf einen Griechen aus Posidonia (dem späteren Paestum), der ihnen den Weg in eine von fruchtbaren Böden umgebene Bucht wies. Hier erwarben sie Land von den Enotren und gründeten Elea. Die erhöhte Akropolis befand sich auf einem Felsen über dem Meer und stellt heute zugleich den ältesten bewohnten Teil der Stadt dar. Die weitere Expansion erfolgte auf dem Gebirgskamm Land einwärts und beidseitig entlang den sanft abfallenden Hängen. Schon wenige Jahre nach ihrer  Gründung war Elea eine florierende Stadt von Händlern und Seefahrern.

Die hervorragende Organisation und politische Führung mit „den guten Gesetzen des Parmenides“ erlauben der Stadt sich dem militärischen Druck der aus dem Landesinneren an die Küste vordringenden italischen Lucani zu wiederstehen. Als Verbündete Roms unterstützt sie mit ihren Kriegsschiffen die aufstrebenden Macht bei den Punischen Kriegen gegen die Karthager und wird um 88 v. Chr. römisches Municipium und nennt sich fortan Velia. Sie ist mit ihrer Philosophischen Schule unter Parmenides und seines Schülers Zenon eine hoch geschätzte Stadt, darf weiterhin ihre Münzen prägen und in den Amtsgeschäften griechisch sprechen. In der Kaiserzeit verweilen hier bedeutende Römer, vielleicht um sich in dem milden Klima von den renommierten Ärzten von Velia heilen zu lassen. Vermutlich führt die Versandung der Küste und die damit einher gehende Versumpfung zum demographischen und wirtschaftlichen Verfall der Stadt. Die letzten Einwohner ziehen sich nach und nach in die höher gelegenen Stadtteile zurück, die unteren Gebiete verfallen und werden von Erdrutschen, Sümpfen und rasch wachsender Vegetation verschlungen.

In den Golf von Velia mündeten damals die beiden Flüsse  Alento und Palistro ein, beide Seiten der Hügels waren damals nach Norden und Süden besiedelt und besaßen jeweils einen eigenen Hafen. Heute ist nur ein Teil der südlichen Stadt mit ihren Stadtmauern ausgegraben, von den Häfen fehlt jegliche Spur. 

Die Akropolis überragt mit den Resten des mittelalterlichen Castello della Bruca aus dem 12. Jahrhundert die antike Stadt. In dessen Bau gingen großen Mengen der antiken Steine auf. Noch sind die imposanten Terrassierungen der griechischen Akropolis zu erkennen sowie die teils sehr gut erhaltenen Stufen eines Theaters und leider nur noch wenige Reste des Sockels eines einst großen Tempels unterhalb des mittelalterlichen Turms. 

Unweit der Akropolis wurde ein monumentaler antiker Rundbogen aus mächtigen Sandsteinquadern ausgegraben. Das heute als Porta Rosa  bekannte antike Stadttor verband damals den südlichen mit dem nördlichen Stadtteil über die heute Via Porta Rosa genannte Hauptstraße. Wie damals die Bewohner, treten heute Besucher durch das südliche Stadttor (Porta Marina) ein, durchqueren die unteren Häuserblöcke, gehen vorbei an den Römischen Termen und erreichen  das Heiligtum des Gottes der Medizin Äskulap. Weiter ansteigend kommen sie zu den Griechischen Termen, und nun noch steiler bergauf ansteigend schließlich die Porta Rosa. Damals durchschritt man diese und erreichte von hier aus den (noch nicht ausgegrabenen) nördlichen Teil der Stadt, heute genießt man den herrlichen Ausblick auf den Berg Monte Stella.